L'aria diventa acqua da bere, la rivoluzione arriva dalla Svizzera

(AGI) – Rho (Milano), 30 ago. – Trasformare l’aria che
respiriamo in acqua potabile. Senza inquinare l’ambiente.
Adesso e’ possibile, grazie a una innovativa tecnologia che
arriva dalla Svizzera.

La macchina all’avanguardia che puo’
fare tutto questo e’ stata presentata oggi a Expo, nell’ambito
della giornata ticinese dedicata all’acqua, dalla Seas, la
societa’ di Riva San Vitale (Ticino) che ha progetto e
realizzato il sistema Awa Modula (Air to Water to Air), in
grado di catturare l’umidita’ presente nell’atmosfera e
trasformarla in acqua potabile di alta qualita’. In realta’,
sono diversi anni che si inseguiva la possibilita’ di ricavare
acqua dall’aria.

Adesso questa possibilita’ si e’ concretizzata
ed e’ stata sperimentata su grandi numeri: in un albergo e una
societa’ petrolifera in Messico, e in una fabbrica di formaggio
in Peru’. Sono i numeri a fare la differenza: parliamo di
ottenere fino a 10.000 litri di acqua al giorno. Con la
tecnologia della Seas Societe’ de l’Eau Aerienne Suisse, si
potrebbe “rispondere alla crisi globale dell’acqua” spiega il
direttore generale, Rinaldo Bravo. Anche perche’ la macchina
funziona ovunque, anche in zone aride come il deserto, poiche’
e’ alimentata a elettricita’, e quindi consente l’uso di fonti
rinnovabili, dall’energia solare a quella eolica. E restituisce
al contempo aria fredda per la climatizzazione e calore per il
riscaldamento di acqua sanitaria. “Altri riuscivano a ottenere
quantita’ molto ridotte di acqua dall’aria – spiega Bravo – .
Noi, a 30 gradi e 70% di umidita’, riusciamo a catturare il 60%
dell’acqua presente nell’aria”.

Questa tecnologia “permette di
avere a disposizione una fonte praticamente inesauribile di
acqua, riducendo costose infrastrutture, inquinanti (non ci
sono scarti) e trasporti. Si puo’ infatti ottenere acqua
potabile di qualita’, arricchita di sali minerali; ma anche
acqua per uso agricolo (serre e allevamenti), oppure acqua
distillata per uso alimentare, farmaceutico, ospedaliero,
industriale. Per tutte le tipologie proposte, i sistemi SEAS
permettono di produrre acqua dall’aria, con macchine da 2.500 a
10.000 litri al giorno, modulabili sino a centinaia di metri
cubi, mantenendo l’acqua in ricircolo costante, a temperature
corrette. Per cercare di capire il difficile meccanismo del
sistema Awa, abbiamo chiesto aiuto al direttore generale, che
ci ha fornito un’immagine semplice e diretta: quella di un
vecchio frigorifero.

“Pensate al frigorifero della nonna –
suggerisce -. Che a un certo punto andava sbrinato. Allora la
nonna staccava la spina e il ghiaccio cominciava a sciogliersi,
‘pioveva’ acqua dappertutto. Noi dobbiamo fare proprio come per
la sbrinatura del frigorifero: mantenere la temperatura a 2
gradi qualunque sia quella esterna. L’acqua raccolta viene
filtrata e poi resa potabile con l’aggiunta di sali minerali.
Inoltre il freddo e il caldo che usiamo per questo processo, lo
riusiamo per scaldare e raffreddare”. In tutta questa
tecnologia fa la sua parte anche un Ateneo italiano,
l’Universita’ di Pavia.

La Professoressa Anna Magrini
dell’Unversita’ di Pavia, che ha collaborato alla realizzazione
del progetto spiega: “La tecnologia garantisce un impatto
ambientale basso o nullo. A differenza delle tecnologie ad
osmosi inversa (desalinizzazione, depurazione delle acque,
trattamento delle acque reflue, ecc.), quella di SEAS non
rilascia impurita’ nell’ecosistema locale e offre una fonte
illimitata e inesauribile di acqua potabile”. La rivoluzione
che questo sistema puo’ rappresentare per il mondo intero e’
ancora piu’ evidente alla luce dei dati allarmanti sulla crisi
globale dell’acqua: basti pensare che 880 milioni di persone in
tutto il mondo non hanno accesso all’acqua potabile e 3,4
milioni muoiono ogni anno per la mancanza di questo bene o per
malattie correlate. Nello scorso mese di marzo, Seas ha donato
a UNAkids, onlus impegnata a migliorare le condizioni di vita
dei minori nelle regioni sconvolte dalle guerre, un sistema
capace di produrre 2.500 litri di acqua potabile al giorno.
Intervenendo all’incontro, il Segretario della onlus ha
sottolineato quanto l’acqua sia un bene fondamentale, in
particolare per i campi profughi: “L’Alto Commissariato delle
Nazioni Unite per i Rifugiati stima che il crescente esodo di
rifugiati dalla Siria al Libano potrebbe superare di ben 10
volte le stime piu’ recenti. Oltre il 50% di questi rifugiati
hanno meno di 17 anni. Spesso queste persone non hanno accesso
ai minimi approvvigionamenti di cibo e acqua potabile”. (AGI)
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Source: Agi